Bordo, Isole Kornati. Giugno 2026. Mare calmo. Bottiglia aperta: sì.
Ci sono partenze che si annunciano con fanfare e colpi di cannone. E poi ci sono quelle dove si sciolgono gli ormeggi nel buio.
Questa è una di quelle.
Sono tornato. E con me, tutto quello che avete aspettato senza saperlo. Qualcosa è cambiato. Non il gin, che per la cronaca è rimasto esattamente quello di sempre. Quello che cambia è tutto il resto.
Da oggi il Diario di Bordo è aperto. È il mio quaderno. Un quaderno largo, con carta ruvida, scritto di sera, quando il gin è nel bicchiere.
Ci saranno racconti lunghi, brevi, inventati, veri. Ci saranno curiosità dal mare e dalle botaniche, storie di ieri e di oggi, sulle rotte dei grandi navigatori. Pensieri profondi. Sarcasmo. Ci sarà poesia, ogni tanto, quando le parole decidono di non filare.
Una volta al mese, tutto questo diventerà carta. Un giornale che troverete nella vostra casella se siete dell’equipaggio, da leggere con la calma che si riserva alle cose importanti. Non è una rivista di spirits. Non è un catalogo. È la mia rotta del mese, messa in stampa.
C’è un’altra cosa. Navigo davvero.
Navigo davvero. Non è una metafora, non è un concetto, non è un racconto in terza persona che finge di essere in prima.
C’è una barca, una IMOCA. Teak un po’ segnato, randa che ha visto tempi migliori, e c’è un GPS che trasmette dove mi trovo, adesso, mentre leggete queste righe. Le coordinate le vedete in prima pagina, aggiornate in tempo reale: dove sono, da dove vengo, dove potrei andare se il vento mantiene le promesse.
Non mi nascondo. Mi limito a non stare fermo.

Il gin è nella Cambusa, per chi lo cerca. Le bottiglie di questo batch sono poche. Sono sempre poche, e non è una trovata. Nessun pezzo è identico all’altro perché nessun pennello fa lo stesso gesto due volte.
Se volete entrare nell’equipaggio, la porta è aperta. Se volete soltanto leggere, siete già a bordo.
Benvenuti. O bentornati.
Il faro non insegue le navi. Emette luce con costanza. Le navi lo troveranno.
— Il Capitano





